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L’uomo del bar e la goccia di caffè
19.03.2026 |
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"Il desiderio cresceva in modo sottile ma irresistibile, un gioco di sguardi, di carezze leggere, di sospiri condivisi..."
Quel giorno ero in zona per commissioni e decisi di fermarmi al bar del paese. Era un locale poco frequentato, perfetto per godersi un buon caffè in tranquillità. Ma appena entrai, qualcosa mi distrasse: un uomo, raro tipo “teddybear”, con un viso dolcissimo e una barba che mi catturava lo sguardo. La fragranza del caffè sembrava competere con il suo profumo naturale, caldo e invitante.Mi sedetti a un tavolo, osservandolo mentre lavava i bicchieri, asciugandosi le mani sul grembiule con movimenti decisi. Non potevo andarmene così: ordinai una fetta di torta e un altro caffè, sperando di prolungare quell’istante. Quando si avvicinò con il vassoio, notai i dettagli che mi avevano colpito fin dal primo momento: la sua camicia a quadri e un po’ di pelo che affiorava, rendendolo irresistibile.
Un complimento mi sfuggì spontaneo; lui, leggermente imbarazzato, tornò alle sue mansioni in silenzio. Rimasta sola con lui, un brivido di possibilità attraversò la mia mente. Non cercavo fretta, volevo stuzzicare, creare un piccolo gioco tra noi.
Avevo finito il caffè e la torta e mi avvicinai alla cassa. Ma mentre lui era intento a sparecchiare, un pensiero audace mi attraversò: nel momento in cui mi girai, un piccolo incidente trasformò il mio impulso in realtà — il caffè rovesciato, il piatto che cadeva con un fragore improvviso. Il silenzio fu spezzato.
Tentai di rimediare, aiutandolo a ripulire, e lo invitai a togliersi il grembiule. Lui esitava, intimorito, e io sorrisi: “Tesoro, non c’è problema, so come sono fatti gli uomini.” C’era qualcosa nell’aria, un pathos sottile, palpabile. La sua pelle emanava l’aroma del caffè, il suo cuore batteva accelerato, e io mi sentivo al centro di quel momento sospeso.
Rimanemmo abbracciati, respirando il calore l’uno dell’altra. Le nostre fragranze si mescolavano: caffè, pelle, un soffio di dolcezza rimasto dalla torta. Il desiderio cresceva in modo sottile ma irresistibile, un gioco di sguardi, di carezze leggere, di sospiri condivisi.
Vicini, curiosi e delicati, esplorando reciprocamente il piacere in un’intimità che sembrava sospesa nel tempo. Ogni gesto era una danza lenta, un equilibrio perfetto tra attesa e soddisfazione, un intreccio di sensazioni che accendeva i sensi senza bisogno di parole.
In quel momento, tra fragranze inebrianti e risate soffocate, ci abbandonammo a un’esplosione di complicità, un reciproco gioco di piacere che ci avvolgeva totalmente. Non era fretta, non era volgarità: era l’arte del lasciarsi andare insieme, in una sinfonia di aromi e desiderio condiviso, che rimase impressa nei nostri sensi molto tempo dopo.
Quando, alla fine, mi chiese il recapito telefonico, sorrisi con un piccolo segreto dentro. Gli diedi un numero… falso. Doveva desiderarmi oltre l’impossibile, doveva sentire la mia presenza ogni volta che avrebbe ripensato a quel caffè rovesciato, a quell’istante sospeso tra fragranze, sorrisi imbarazzati e pelle calda.
Era un gioco sottile, un filo invisibile che ci teneva legati, una promessa muta di ciò che poteva essere. Lo vidi arrossire, un sorriso impacciato, e sapevo che, anche senza contatti immediati, quel momento sarebbe rimasto indelebile nella sua mente, proprio come lo era nella mia.
By Ilaria
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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